25 Aprile - Festa della Liberazione d'Italia
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Sabato 25 aprile, Festa della Liberazione d'Italia, anniversario della Resistenza, tre nostri studenti sono stati protagonisti della cerimonia organizzata dall'Amministrazione Comunale.
Uno dei moementi della celebrazione èstato affidato proprio a loro, che hanno dedicato un pensiero, una riflessione legata a questo importante avvenimento storico he ci ricorda che la vita democratica non è qualcosa di scontato, ma è stata conquistata e realizzata grazie al sacrificio cruento di donne e uomini di ogni età e anche per questo va tutelata e garantita a tutti.
Un ringraziamento agli studenti che hanno messo a disposizione il loro tempo, la loro sensibilità e le loro parole, di cui di seguito inseriamo alcuni stralci.
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Mi appello ai giovani, noi che siamo gli eredi che hanno il dovere di proteggere i principi e le azioni compiute dai nostri predecessori, salvaguardando le libertà e i diritti di cui tutti noi oggi possiamo godere.
La responsabilità quotidiana di tutelare e manifestare i valori è una componente fondamentale per far avanzare la macchina, chiamata Stato, messa in moto alla fine dell'occupazione nazifascista. Riprendendo le parole di Piero Calamandrei, membro dell'Assemblea Costituente e antifascista attivo: “È comoda l'indifferenza politica, il disinteresse, quando la libertà c'è e i diritti ci sono; questi però sono come l'aria, ci si accorge di quanto valgono solo quando iniziano a mancare”. (Mattia)
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Riflettendo su questa giornata, mi sono chiesta: che cos’è per me la libertà, oggi?
Per me, la libertà non è solo l’assenza di una dittatura o di una guerra. A diciotto anni, sento che la libertà è, prima di tutto, poter scegliere. È la possibilità di avere un’opinione diversa senza averne paura, di studiare per costruirmi il futuro che desidero, di camminare per strada sentendomi sicura.
Ma la libertà è anche una responsabilità.
Quindi noi, oggi, abbiamo un compito preciso: custodire la dignità umana e respingere ogni forma di razzismo e violenza. Non dobbiamo mai considerare "normale" ciò che normale non è: l’intolleranza e la negazione dell’altro. (Vittoria)
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C’è una pagina di storia di cui si parla troppo poco: quella degli 800.000 soldati italiani che, dopo l’8 settembre, furono fatti prigionieri dai tedeschi.
In quei campi c’erano uomini che avrebbero fatto la storia d'Italia: da Alessandro Natta a Giovannino Guareschi, che scriveva nel suo diario: "Io a combattere per Hitler non vado, resto qua e non muoio neanche se mi ammazzano".
Dopo la guerra, lo spirito era quello di Anna Enrica Filippini Lera, che dal campo di concentramento scriveva al padre: "L'Italia è a pezzi e va ricostruita, ma non ci spaventa il lavoro, il domani ci appartiene". (Emma)
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